L'ATOMICO RITORNO DEGLI U2
di Gabriele

In passato sono stato un grande estimatore degli U2, di loro ho molte cose fra cd, bootleg e registrazioni alla BBC radio e video, mi entusiasmarono fin dai primissimi “Boy”, “October” e “War” via via fino agli album della loro massima –per me- maturazione, quali “Joshua Tree” o “Acthung baby” o anche, in qualche modo ‘Zooropa’. In seguito poi, mi sono un po’ disaffezionato alla loro musica perché non avevo più ritrovato, negli album seguiti a questi citati che per me rimangono i loro capolavori ‘storici’ , quella carica propulsiva altamente presente in quei precedenti lavori. Per cui, se si fa eccezione per la splendida ‘Miss Sarajevo’ del 1995, non mi hanno più catturato lavori come “Pop” ma specialmente li ho trovati lontani dal mio concetto di U2 in “All that you can’t leave behind”,. Brani come “Stuck in a moment” o “Beautiful day” non mi sono piaciuti, non li ho mai trovati alla loro altezza e in quel periodo pensai, come molti, che ormai anche loro fossero caduti in quella discesa creativa che spesso colpisce chi ha ormai già dato tutto o comunque tanto. Devo dire però –e con forte convinzione- che l’ultimo lavoro, che era attesissimo da mezzo mondo musicale, mi sta facendo ricredere. Al contrario delle aspettative che non erano molte, finalmente sono riuscito a ritrovarci dentro tutta quella forza, quella potenza della loro musica che credevo avessero perduto definitivamente.
L'ATOMICO RITORNO DEGLI U2

In passato sono stato un grande estimatore degli U2, di loro ho molte cose fra cd, bootleg e registrazioni alla BBC radio e video, mi entusiasmarono fin dai primissimi “Boy”, “October” e “War” via via fino agli album della loro massima –per me- maturazione, quali “Joshua Tree” o “Acthung baby” o anche, in qualche modo ‘Zooropa’. In seguito poi, mi sono un po’ disaffezionato alla loro musica perché non avevo più ritrovato, negli album seguiti a questi citati che per me rimangono i loro capolavori ‘storici’ , quella carica propulsiva altamente presente in quei precedenti lavori. Per cui, se si fa eccezione per la splendida ‘Miss Sarajevo’ del 1995, non mi hanno più catturato lavori come “Pop” ma specialmente li ho trovati lontani dal mio concetto di U2 in “All that you can’t leave behind”,. Brani come “Stuck in a moment” o “Beautiful day” non mi sono piaciuti, non li ho mai trovati alla loro altezza e in quel periodo pensai, come molti, che ormai anche loro fossero caduti in quella discesa creativa che spesso colpisce chi ha ormai già dato tutto o comunque tanto. Devo dire però –e con forte convinzione- che l’ultimo lavoro, che era attesissimo da mezzo mondo musicale, mi sta facendo ricredere. Al contrario delle aspettative che non erano molte, finalmente sono riuscito a ritrovarci dentro tutta quella forza, quella potenza della loro musica che credevo avessero perduto definitivamente.
Impossibile non ascoltarlo –è il gruppo preferito in assoluto da Samuele, che me lo sta ‘propinando’ amorevolmente in tutte le salse, dvd compreso…- e sinceramente è impossibile non rimanere colpiti dalla bellezza e dalla perfezione di certe canzoni quando non addirittura estasiati da alcuni momenti del disco nei quali ho davvero ritrovato i grandi U2 di un tempo: sopra tutte quella splendida ballata che è ‘Sometimes you can’t make it on your own” il cui testo è uno dei più belli e toccanti di tutto il disco e mi ricorda, come potenza d’impatto e sensazioni d’atmosfera, altri loro precedenti capolavori, insomma emozioni sul tipo di “With or without you”, per intenderci. Questa canzone, che a quanto leggo ovunque sta universalmente –e con ragione- conquistando tutti i cultori della band., sicuramente rimarrà come una traccia indelebile, se non addirittura ‘la traccia’ identificativa di questo at teso e anche temuto –da molti fans- ritorno dei quattro irlandesi: la voce di Bono, poi, è tornata bella e potente –anche se forse un tantino più roca, che comunque non guasta-, intrisa di quella malinconia e grinta che ne hanno decretato l’enorme appeal e successo fin dalle prime uscite, che è poi il vero motore di tutto il progetto U2: a questo proposito è da vedere, per credere, la loro esibizione nel recente dvd ‘Live Aid’, una performance trascinante e da delirio, in gran parte monopolizzata dal carisma e dalla voce –e pure dal sex appeal, perché no- del frontman del gruppo.
Ma in questo disco è tornato grandissimo anche The Edge, sulla cui magica chitarra e sul suo modo di suonarla è sempre girato il vorticoso e particolare suono della loro musica: basta ascoltare pezzi come “All because of you” –probabile prossimo singolo dopo ‘Vertigo’- per rendersi conto di questo, oppure “Miracle drug” dove anche da solo riuscirebbe ugualmente a reggere tutta la canzone, discorso che vale anche per la stessa bellissima ‘City of blinding lights’.
Un altro pezzo che mi fa impazzire è la graffiante e ‘sporca’ “Love and peace and else” dove i quattro diventano ‘sporchi’ e perfetti bluesmen. Molto bella e particolare è anche “The origin of the species” che, come è stato più volte già scritto, ricorda molto da vicino le belle ballate beatlesiane -mescolate in salsa U2- e che è il pezzo dove Bono ha, secondo me, la voce più bella di tutto il cd.
Quindi, fondamentalmente “How to dismantle an atomic bomb” è un gran bel disco, un disco che chi ama la buona musica deve assolutamente avere e che riconcilia ampiamente i vecchi fans –come me- con la band irlandese e che raddrizza, in qualche modo, quella distorta visione che di sé stessi avevano dato al mondo con gli ultimi precedenti lavori, un disco che li proietta nuovamente e con forza nell’olimpo dei gruppi rock, anzi dei più grandi gruppi rock di tutti i tempi e che induce a ipotizzare ancora un lungo e fulgido futuro, un disco insomma che fa dire a ragione che gli U2 non sono affatto finiti ma che anzi di cose da dire –musicalmente parlando- ne hanno ancora tante.
N. 1 subito in Inghilterra e in Italia? Non c’è da affatto da stupirsi.
Gab.