Il concerto dei Coldplay a Bologna - 15.11.2005

Non credo sia possibile fare un paragone fra gli U2 e i Coldplay, non regge. I primi hanno 25 anni di carriera sulla pelle e molti album di successo talmente enorme e planetario da essere ormai nella Storia del rock degli ultimi decenni, i Coldplay invece sono decisamente più giovani di carriera e con troppi pochi album all’attivo -solo tre- che, seppur importanti e stra-venduti nell’intero globo, risultano in termini temporali meno rilevanti ai fini di stabilire se siano o saranno ‘leggenda’ come i colleghi irlandesi e ne impossibilitano ovviamente il paragone.
Che poi i Coldplay siano degli amanti sfegatati degli U2 è chiaro a tutti, basta ascoltare le loro canzoni -soprattutto quelle dell’ultimo ‘X & Y’- e ci arriva chiunque. D’altronde, fu proprio Chris Martin a dichiarare di aver dovuto smettere di ascoltarli durante la preparazione e la realizzazione di ‘X & Y’, pena risultarne poi troppo influenzato.

Questo nulla toglie al fatto che siano una delle più interessanti band inglesi dell’ultimo decennio, o almeno quella che si è saputa imporre con più forza al pubblico nel mondo grazie a canzoni belle, scritte bene per un vasto pubblico e suonate ancora meglio.

E a questo proposito, il concerto a cui ho assistito ieri sera al ‘Palamalaguti’ di Bologna -seconda data del mini tour in Italia- mi ha confermato queste mie impressioni e non c’è molto da aggiungere a quanto già detto: i Coldplay sanno fare belle canzoni e sanno suonarle a meraviglia.
Molto si era detto di Chris Martin e della sua voce -in pratica, che non riuscisse a ‘reggere’ un intero concerto ed avesse spesso dei cedimenti. Ieri sera non è stato così -a parte alcune imperfezioni e poche, piccole stonature- ed anzi alcuni amici che erano con noi e che li avevano già visti in precedenza si sono detti soddisfatti proprio dalla ‘tenuta’ della sua voce fino al termine del concerto rispetto ad altre performance live a cui avevano giù assistito.

Nello specifico di ieri sera, bello e a tratti davvero esaltante anche se forse troppo corto -1 ora e mezzo circa, bis compresi- va detto che una pecca enorme è stata non aver riproposto ‘Trouble’ da ‘Parachutes’ e pezzi come ‘Amsterdam’ -da ‘A rush of blood to the head’- o come ‘What if’ dall’ultimo stesso ‘X & Y’, ma nel complesso è stata un’ora e mezzo di musica ad altissimo livello e spettacolo puro, tutto incentrato sull’istrionismo ed il carisma del bel Chris col capello nuovamente più lungo, vero perno su cui gira l’intero spettacolo. Il suo cantare, il suo correre e saltare in lungo e largo per il palco è il vero fulcro di una band composta comunque da ottimi musicisti su cui spicca, come sempre, Will Champion -il bravissimo batterista- ed il virtuosismo della chitarra di John Buckland, presentato dallo stesso Chris come ‘l’uomo più bello del mondo’. Penetrante e costante l’apporto ad ogni pezzo -specie proprio dal vivo- del basso di Guy Barrymanx. Sempre Martin si è prodigato simpaticamente e più volte in frasi in italiano infiammando il pubblico che rispondeva sempre attentissimo, anche alle sue frasi in inglese.
Il palazzetto, gremito e sold-out, è esploso su brani come ‘Clocks’, ‘Speed of sound’ o Talk’, ma i brividi più forti sono arrivati ai bis con ‘In my place’ e ‘Fix you’.
Un bel concerto.
Gab.

