LETTERA D'AMORE A MINA

di Minafan

 

Cara Mina,

questa è una lettera d'amore.

"Io non ti conosco, io non so chi sei" mi verrebbe da dire, parafrasando una
tua meravigliosa canzone, ma da tempo immemore ormai sei una parte
fondamentale della mia vita.

Da quando entrasti, tutta pizzi e crinoline, nella mia umile dimora con
l'incanto incontaminato della tua voce e con un disco, doppio, dove
campeggiavi, ieratica e maestosa, alla maniera di una dama del 700.

Canarino Mannaro compreso ( ma in gabbietta).

Come poterti restituire una milionesima parte delle emozioni che mi hai
dato, della bellezza a cui mi hai reso partecipe, delle storie d'amore
intense che hai interpretato, colorandole e sporcandole con la tua
incredibile umanità, percepibile in ogni singola nota, in ogni microscopico
respiro?

Come poter raccontare l'emozione?

Sai quante volte avrei voluto prendere un pennino e scriverti, trasferendo
su carta quello che provavo dentro.  Non per farti capire che esisto, ma
quasi per un bisogno fisico, naturale, imprescindibile.

Come bere un bicchiere d'acqua in una assolata giornata d'agosto.

Come regalare un sorriso ad una persona che ti vuole bene.

Come quando una persona che non conosci ti stupisce perché ti regala una
emozione inaspettata.

Non è solo una questione di bravura la tua.

E' un filo sottile che ci lega, fatto di vita vissuta, di amore, di
passione, di delusione, di rapimento e riscatto.

Fatto di vita insomma.

Oggi ascolto il tuo nuovo disco.

L'allieva.

Se non fossi stata così umile Mina.

Forse oggi ti ritroverei davanti ai miei occhi, con la tua treccia rossa e
il tuo sguardo assassino inconfondibile mentre intoni coi tuoi amati
musicisti qualche glorioso pezzo d'antan.

Ma in fondo è proprio questa tua grande umiltà che mi ha sempre affascinato.

In tempi come questi, dove anche la più scalcinata mezza calzetta si fregia
del titolo di artista, dove la cialtronaggine regna incontrastata, e dove la
più misera esibizione di incompetenza viene passata per testimonianza della
realtà, una tua esibizione sarebbe assolutamente fuori luogo.

Lo ha scritto qualcuno prima di me, e io lo sottoscrivo a pieno: i nostri
tempi non ti meritano.

Vederti cantare in uno stadio, come un Gigi D'alessio o un Ramazzotti
qualsiasi, mentre 50.000 persone sovrastano il tuo canto puro e cristallino
mi provocherebbe un fastidio di gran lunga superiore a quello di non poterti
ammirare dal vivo.

Un teatro forse? Ma come costringere la potenza del tuo canto entro un
confine così limitato.

Soltanto uno scoglio, una montagna innevata, un deserto infinito, una
boscaglia inesplorata potrebbero essere perfetto scenario al tuo canto.

Che è primordiale. Selvatico. Primigenio.

Come in "One for my baby", dove mi culli con una sigaretta, un pianoforte e
una manciata di preziose note. Come in Dindi, dove diventi strumento e la
tua voce si insinua discreta nel tappeto musicale perfetto, ricco di quella
bossa che tu mi hai fatto amare ( "La pioggia di marzo" ti ricorda
qualcosa?).

Come in "Laura" quando arrivano gli archi e mi lasci senza fiato.

Come in " The nearness of you" ricca di sussurri, scatti e impercettibili
ricami, che ti fanno volare leggera e limpida come un piccolo usignolo.

E'come se da quelle casse uscisse una dolce mano ad accarezzarmi, a farmi
dimenticare i miei piccoli e grandi drammi, le mie mancanze e mi restituisse
la percezione di ogni singola cellula del mio maltrattato corpo.

Lo so, lo so, carissima Mina, che non ami i deliri, che non ami essere
adulata.

Ma ti assicuro che qui non viaggiamo nell'autostrada della venerazione, che
possiede sempre qualcosa di artefatto, ma nella strada della passione, della
verità, quella più profonda.

Nell'autostrada dell'amore.

Comunque queste mie piccole e inadeguate parole restano qui.

Una parentesi di vita vera, in uno spazio che tenta di descrivere il nulla
assoluto mediatico che ci circonda.


Io però ti aspetto lì.

Su quella spiaggia tanto sognata, solo tu ed io, tra i flussi di un mare in
tempesta, uno sprazzo di luce lunare, il volo sommesso di gabbiani che
cercano invano riparo.

E la tua voce.

A cantare la natura. La vita.

A cantare noi.


Ti voglio bene.

Tuo. Simone.


 
 
 
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