Mia Martini: biografia di una Voce


 

La sua voce, intensa e struggente colorata di mille sfumature, ci ha accompagnato per molti anni.
Spesso l'abbiamo vista scomparire per lunghi periodi, poi l'ennesima risalita.
Silenzi a volte voluti e a volte no. Testarda, professionista, diffidente verso il suo ambiente, sola.
La sua vita era la musica. Nel suo canto la passione sanguigna del sud.

Il percorso artistico di Mia Martini non è stato dei più facili.
Il proprio successo lo ha costruito caparbiamente senza forzature, senza quei compromessi tipici di chi si adegua all'industria discografica, sempre coerente con le proprie idee. Decisioni che spesso si rivelano a doppio taglio. Per vendere un disco in più, non ha mai voluto barare con la propria coscienza, nemmeno quando, quindicenne, inizia a incidere come ragazzina yè-yè, la risposta italiana alle varie Sylvie Vartan, Sheila, e altre giovanissime cantanti di grido internazionali del momento. Allora si chiamava Mimì Bertè.
Mimì in tono affettivo -e diminutivo di Domenica- Bertè il suo vero cognome, nata a Bagnara Calabra il 20 settembre del 1947.
Ebbe prestissimo l'incontro con la musica.
Piccole feste di paese e concorsi dilettantistici per voci nuove. Di fatto, però, non accadeva mai nulla di rilevante. Da qui, l'idea di trasferirsi con la madre a Milano, alla ricerca di un contratto discografico.
Dopo tanti no, è il discografico Carlo Alberto Rossi - titolare di un'etichetta di cui fanno parte, tra gli altri, gli urlatori Joe Sentieri e Jenny Luna - a credere alle potenzialità della ragazzina.
Il primo disco arriva nel '63 ed è un 45 giri che contiene due cover, "I miei baci non puoi scordare" ("You Can Never Stop MeLoving You" di Ian Samwell) e "Lontani dal resto del mondo" ("I Want To Stay Here", un successo del duo Andy Williams ed Edy Gorm), cui fa seguito un secondo singolo che contiene "Insieme" (televisione con mamma e papà).
I giovani la scoprono con il terzo 45 giri, "Il magone", edito nel '64, che ottiene un buon successo di vendita. Lo stesso anno incide "Ed ora che abbiamo litigato", una canzone-surf, la moda del momento, che Mimì presenta nel seguitissimo show televisivo Teatro 10 condotto da Lelio Luttazzi.
Questo è anche l'ultimo disco inciso per l'etichetta di Carlo Alberto Rossi.
Poi bisogna attendere due anni, prima di ritrovarla sul mercato discografico. E’ infatti il Il 30 giugno del '66 quando la giovane interprete registra per la Durium due nuovi brani, "Non sarà tardi" e "Quattro settimane", che compongono un 45 giri destinato all'estate.
L'interesse del pubblico è scarso e per altri cinque anni di lei si perdono completamente le tracce.
Quando riappare sulla scena discografica, nel 1971, nessuno più collega la ragazzina yè-yè a questo nuovo personaggio, proiettato verso un repertorio d'avanguardia e con un nuovo nome d'arte: Mia Martini.
Il primo disco è un 45 giri di grande impatto: due canzoni che fanno discutere e che le procurano situazioni al tempo stesso positive e negative.
La prima è la dissacrante "Padre davvero", dai toni forti, l'altra è "Amore... amore... un corno!" scritta da un giovanissimo autore romano, Claudio Baglioni, che con lei partecipa al Cantagiro di quell'anno.
Se "Padre davvero" permette a Mia di aggiudicarsi la vittoria al primo Festival della Musica d'Avanguardia e Nuove Tendenze di Viareggio, all'inizio dell'estate '71, d'altro canto, il brano viene censurato dalla programmazione radiofonica del tempo. Ciò a causa del testo alquanto dissacrante, in cui si narra la storia di una ragazza in conflitto generazionale con il padre. Di fatto, è una frase riferita alla madre a suscitare il maggior scalpore: "di me era piena" canta Mia riferendosi allo stato di gravidanza.

La RCA però crede in lei e, qualche mese dopo, sotto la guida di Alberigo Crocetta (scopritore qualche anno prima anche di Patty Pravo e Mal) è pronto il primo album “Oltre la collina”, uno dei migliori lavori mai realizzati da un'interprete femminile in Italia.
Il disco risulta però troppo innovativo sotto il profilo musicale per ottenere quel riconoscimento che lei stava ricercando. Lasciata la RCA, Mia firma un nuovo contratto discografico legandosi alla Ricordi, con cui centra immediatamente il successo alla prima incisione: "Piccolo uomo", un brano scritto da Bruno Lauzi che le permette di aggiudicarsi anche la vittoria al Festivalbar del '72. Vittoria che si ripete anche l'anno successivo con "Minuetto", successo, in questo caso, condiviso con la collega Marcella.
Con la Ricordi la cantante resta quattro anni, ottenendo un grande successo con brani come "Donna sola" (premiato alla Mostra Internazionale di Musica Leggera di Venezia come 45 giri più venduto dell'anno), "Inno", "Al mondo", e con album di grande riscontro commerciale come “Nel mondo, una cosa” (Premio della Critica come miglior LP del '72 e terzo posto nella classifica di vendita annuale), come “Il giorno dopo, ... proprio come vivere” e “Sensi e controsensi”.
Con meno entusiasmo vengono accolti i successivi “Un altro giorno con me” e la raccolta “Mia”. Nel '75 riceve il Premio della Critica Europea di Palma de Mallorca con il brano "Nevicate" e inizia una collaborazione artistica con Charles Aznavour, con cui tiene una serie di concerti che la portano in giro per l'Europa, fino al prestigioso Olympia di Parigi, tempio della musica internazionale.
Nel '76 ritorna alla casa discografica che l'aveva rilanciata cinque anni prima, la RCA, attraverso un'etichetta giovane da poco costituita, la ‘Come il Vento’.
“Che vuoi che sia... se t'ho aspettato tanto”, album e singolo, sanciscono questo nuovo sodalizio artistico. L'anno dopo –il 77- la cantante rappresenta l'Italia al Gran Premio Eurovisivo della Canzone presentando "Libera", brano che la impone sia sul mercato europeo, sia su quello canadese e giapponese. In quest'ultimo Paese viene invitata al prestigioso World Popular Song Festival Yamaha di Tokyo come unica rappresentante italiana. Esegue "Ritratto di donna", aggiudicandosi la vittoria.
E’ di questo periodo il suo incontro con Ivano Fossati.


Dall'incontro con Fossati nasce un sodalizio (artistico e sentimentale) destinato a protrarsi per diversi anni.
Il musicista genovese regala a Mia, tra le altre, una splendida "Vola" e un album di grande spessore quale è “Danza”. Poi, due anni di silenzio prima di tornare in sala di registrazione.
Questa volta è la DDD ad assicurarsi l'apporto artistico di Mia.
L'album “Mimì”, inciso nell'81 tra Londra e gli Usa -e prodotto da Dick Halligan uno dei fondatori del gruppo Blood, Sweat & Tears- la vede anche in veste di cantautrice, a cui fa seguito il più fortunato “Quante volte... ho contato le stelle” del 1982 e il primo live “Miei compagni di viaggio” nel 1983, nel quale rivisita, tra gli altri, il repertorio di grandi autori come Fabrizio De Andrè, Leonard Cohen, Luigi Tenco, Francesco De Gregori, John Lennon, Randy Newman -uno degli autori da lei più amati- e Jimi Hendrix.
Tra un album e l'altro, arriva la sua partecipazione al Festival di Sanremo dell'82, dove propone la suggestiva "E non finisce mica il cielo", scritta ancora da Ivano Fossati e premiata con il Premio della Critica.
L'ultima incisione per la DDD è una raffinata quanto sfortunata "Spaccami il cuore" di Paolo Conte, edita su 45 giri, dopo essere stata esclusa dalla commissione di selezione del Festival di Sanremo.
E’ proprio in questo periodo che nascono attorno a lei le malelingue che l’hanno perseguitata per molti anni e che le hanno provocato ferite profondissime e indelebili nell’animo.
Ed è a questo punto che Mia decide di tagliare drasticamente i ponti con l'ambiente discografico, ritirandosi nella campagna umbra.

Quando decide di tornare, sono trascorsi ancora altri cinque anni.
L'occasione è nuovamente Il Festival di Sanremo e il brano è "Almeno tu nell'universo", che Bruno Lauzi aveva tenuto nel cassetto per oltre dodici anni. Ed è di nuovo un grandioso successo.
Tra le altre cose viene premiata come interprete dell'anno al Premio Tenco.

Nuovi album, concerti, rassegne jazz, apparizioni televisive, riconsegnano all'artista Mia Martini il ruolo di protagonista assoluta del panorama femminile del pop italiano: da "La nevicata del '56" con la quale partecipa ancora al Festival di Sanremo del 1990 a "Gli uomini non cambiano", seconda classificata ancora a Sanremo nel 19'92 e l'anno dopo, sempre a Sanremo, insieme alla sorella Loredana Bertè con "Stiamo come stiamo".
Arriva poi il momento della toccante "Cu'mmè" cantata in coppia con Roberto Murolo, cui segue la sua partecipazione all'Eurofestival '92 dove presenta "Rapsodia", fino all'ultimo, splendido “La musica che mi gira intorno”, album del '94 in cui, ancora una volta, affronta con grande forza interpretativa la canzone d'autore: Fossati, Zucchero, De Andrè, Bennato, De Gregori.
Un anno dopo, il 12 maggio del '95, si interrompe il suo canto d'amore.
L'ultimo viaggio è...oltre la collina.

Ciao Mimì, ovunque sei non ti dimenticheremo mai.

Gab.

 

Minuetto

E' un'incognita ogni sera mia...
Un'attesa, pari a un'agonia. Troppe volte vorrei dirti: no!
E poi ti vedo e tanta forza non ce l'ho!
Il mio cuore si ribella a te, ma il mio corpo no!
Le mani tue, strumenti su di me,
che dirigi da maestro esperto quale sei...

E vieni a casa mia, quando vuoi, nelle notti più che mai,
dormi qui, te ne vai, sono sempre fatti tuoi.
Tanto sai che quassù male che ti vada avrai
tutta me, se ti andrà per una notte...
... E cresce sempre più la solitudine,
nei grandi vuoti che mi lasci tu!

Rinnegare una passione no,
ma non posso dirti sempre sì e sentirmi piccola così
tutte le volte che mi trovo qui di fronte a te.
Troppo cara la felicità per la mia ingenuità.
Continuo ad aspettarti nelle sere per elemosinare amore...

So - no sempre tua, quando vuoi, nelle notti più che mai,
dormi qui, te ne vai, sono sempre fatti tuoi.
Tanto sai che quassù male che ti vada avrai
tutta me, se ti andrà, per una notte... sono tua...
... la notte a casa mia, sono tua, sono mille volte tua...

E la vita sta passando su noi, di orizzonti non ne vedo mai!
Ne approfitta il tempo e ruba come hai fatto tu,
il resto di una gioventù che ormai non ho più...
E continuo sulla stessa via, sempre ubriaca di malinconia,
ora ammetto che la colpa forse è solo mia,
avrei dovuto perderti, invece ti ho cercato.

Minuetto suona per noi, la mia mente non si ferma mai.
Io non so l'amore vero che sorriso ha...
Pensieri vanno e vengono, la vita è così...

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Caro Paolo
vorrei dire alcune cose anch'io su Mimì. Intanto, che troppe cose inesatte sono state dette sul suo conto, anche nello special di Minoli. Date approssimative, imprecisioni che per chi come me la conosceva balzavano all'orecchio come una nota stonata. Per esempio è stato detto che vivesse a Gallarate invece che a Cardano al Campo, da due anni invece che da pochi mesi, forse nemmeno due.
Si continua con questa ipotesi della morte per droga, quando nell'ambiente tutti sanno bene che Mimì aveva un grosso fibroma all'utero che stava cercando di curare con un cocktail di farmaci molto pesanti da sopportare per chiunque, tra cui cortisonici (ecco perchè negli ultimi tempi risultava piuttosto gonfia). Era un tentativo che stava facendo nella speranza di evitare un intervento chirurgico che la spaventava per diverse ragioni. Ma torna molto più comodo parlare di droga e di solitudine, fa più effetto certamente di un fibroma. E poi non mi risulta che la gente muoia di droga soprattutto nell'ambiente musicale. E' che dei morti degli altri ambienti non si parla perchè non importa a nessuno se "il ragionier Giustini" muore di overdose. I casi di artisti italiani credo che siano praticamente inesistenti.
Mimì non è morta per droga e nemmeno per tristezza. Piace molto questa idea di una Mia Martini schiacciata dalla tristezza. Certo, le mancava l'amore, ma non aveva nessuna voglia di innamorarsi, diceva che quando l'amore ti coinvolge una volta nella vita puoi ritenerti un privilegiato. E lei aveva amato profondamente Fossati, ma mi spingo oltre: lo era ancora, tenacemente fedele col suo cuore di donna calabrese. Come le vedove di una volta.
Posso anche affermare che era una donna molto allegra, molto ironica, rideva spesso e la sua era una risata contagiosamente aperta, solare, musicale. La musica era tutto per lei. In quel periodo aveva appena terminato le prove di un tour che sarebbe iniziato proprio in quei giorni. Non fu il padre a preoccuparsi perchè non la sentiva da qualche giorno, ma il suo manager con il quale aveva un appuntamento per partire alla volta di un concerto, credo il primo del tour previsto.
Era molto contenta per i suoi progetti, compreso un disco di inediti al quale stava già pensando. Stava già selezionando le canzoni ascoltando una grande quantità di materiale. Lo so bene,anche perchè tra le sue cose c'era anche una cassetta che le avevo dato io. Non più di dieci giorni prima della sua morte ci fu una lunga telefonata tra noi, durante la quale, oltre a raccontarmi con entusiasmo i suoi progetti, mi preannunciava, invitandomi, una festa che avrebbe organizzato i primi giorni di giugno per inaugurare la sua nuova casa in cui si era appena trasferita. Aveva un forte senso dell'amicizia, io posso dire di essere stato privilegiato da questo.
A molti dell'ambiente piace tanto dire che era così triste. In realtà era diventata estremamente selettiva, dopo gli anni in cui molti colleghi che abbiamo visto ipocritamente piangenti al suo funerale, avevano contribuito al suo isolamento toccandosi le palle al suo passaggio. Lei si ricordava tutto, sapeva perfettamente come si erano svolti i vergognosi anni della famosa cosiddetta "jella". Quindi semplicemente ignorava molte persone, chiudendosi in un mutismo che veniva volentieri scambiato per distrazione, astrazione, tristezza. Invece era solamente la volontà di cancellare certi volti dal suo spazio, di non concedere più nemmeno un saluto. Con le persone a cui voleva bene era esattamente il contrario. Aperta, disponibile, solare, sensibile, colta. Non credo ai rimorsi di tutti quelli che comportandosi per anni da imbecilli, oggi dicono "avrei potuto... avrei dovuto...". Tra i nomi famosi credo solo alla sincerità di Mina, della Vanoni, Zero, Dori Ghezzi. Sono gli unici nomi che le ho sentito pronunciare spesso con grande affetto, e a lei credo.
Tutto quello che sto dicendo è quello che ho visto e sentito personalmente. Purtroppo avrei voluto conoscerla meglio, ma il tempo a disposizione è scaduto troppo presto.
Dario