MORGAN: COME UNO SMALTO LEGGERO

di Slim
Premetto che non mi entusiasmavano i Bluevertigo, se non, in qualche modo, esteticamente. Stentavo a capire la loro ricerca.
Poi ho visto sbozzarsi un Morgan diverso, piano piano, in varie performance televisive e live, come al concerto dedicato da vari artisti a De Andrè in cui sono rimasto stupito dalla personalità e dalla capacità interpretativa.
Di nuovo, in varie occasioni, l'ho sentito cantare in diretta al piano dei pezzi di Modugno e mi sono stupito di come riuscisse a rendere proprie delle canzoni che non avevano mai avuto altra vita logica se non quella originale; intendo dire che è veramente difficile cantare un pezzo di Modugno facendo dimenticare Modugno e, allo stesso tempo, senza stravolgerlo.
Ora finalmente - e con molto ritardo - ho tra le mani il rifacimento dello "Spoon River" di De Andrè e nuovamente rimango stupito.
Ho dovuto ascoltarlo proprio tutto prima di riuscire a capire, e se lo avessi ascoltato così bene prima l'avrei sicuramente votato come il "mio" miglior disco dell'anno.
C'è rispetto in questo disco, e ciò spiega la fedeltà totale negli arrangiamenti, eppure si sente che ci arrivano dopo essere stati ascoltati da un musicista che è passato dall'elettronica conoscendo i classici; è un rispetto che a me pare una carezza. Io l'avverto la mano di Morgan anche se ad un primo, secondo, terzo, quarto eccetera ascolto tutto pare identico.
C'è rispetto nella modulazione della voce. Morgan ha una voce che sa essere forte eppure a volte è mantenuta ad un livello che, se volessi impoverire l'operazione, direi che sembra quasi di sentire "Non al denaro...." eseguito in un pianobar da un qualsiasi bravo sconosciuto, di quelli che lo resteranno a vita. Ma non è così: dà emozione, suggerisce la nostalgia del fruscio di ragazze al ballo, evidenzia la rabbia del nano che studia per "elevarsi" al di sopra degli altri e gode a giudicare e non è poi tanto sicuro di quanto sia alto Dio, fa sentire lo sguardo da dietro la finestra del malato di cuore quando da ragazzo spiava gli altri giocare e correre e "ma come diavolo fanno a riprendere fiato?".
Il rispetto è anche nel non avere aggiunto quasi niente: come se avesse dato un legger smalto sulle unghie di questa creatura musicale: ma non uno smalto rosso sanguigno (o nero, come a volte usava); uno smalto quasi incolore o al massimo rosa pallidissimo.
Non ho rimpianto De Andrè ed è una delle pochissime volte in cui una sua cosa eseguita da altri mi crea questo effetto.
C'è una differenza: la voce di Fabrizio era come se arrivasse da dentro di me, quando la sentivo, e poi invadesse la stanza. Morgan arriva da fuori e mi entra dentro. Non so spiegare diversamente.
Poi ho visto sbozzarsi un Morgan diverso, piano piano, in varie performance televisive e live, come al concerto dedicato da vari artisti a De Andrè in cui sono rimasto stupito dalla personalità e dalla capacità interpretativa.
Di nuovo, in varie occasioni, l'ho sentito cantare in diretta al piano dei pezzi di Modugno e mi sono stupito di come riuscisse a rendere proprie delle canzoni che non avevano mai avuto altra vita logica se non quella originale; intendo dire che è veramente difficile cantare un pezzo di Modugno facendo dimenticare Modugno e, allo stesso tempo, senza stravolgerlo.
Ora finalmente - e con molto ritardo - ho tra le mani il rifacimento dello "Spoon River" di De Andrè e nuovamente rimango stupito.
Ho dovuto ascoltarlo proprio tutto prima di riuscire a capire, e se lo avessi ascoltato così bene prima l'avrei sicuramente votato come il "mio" miglior disco dell'anno.
C'è rispetto in questo disco, e ciò spiega la fedeltà totale negli arrangiamenti, eppure si sente che ci arrivano dopo essere stati ascoltati da un musicista che è passato dall'elettronica conoscendo i classici; è un rispetto che a me pare una carezza. Io l'avverto la mano di Morgan anche se ad un primo, secondo, terzo, quarto eccetera ascolto tutto pare identico.
C'è rispetto nella modulazione della voce. Morgan ha una voce che sa essere forte eppure a volte è mantenuta ad un livello che, se volessi impoverire l'operazione, direi che sembra quasi di sentire "Non al denaro...." eseguito in un pianobar da un qualsiasi bravo sconosciuto, di quelli che lo resteranno a vita. Ma non è così: dà emozione, suggerisce la nostalgia del fruscio di ragazze al ballo, evidenzia la rabbia del nano che studia per "elevarsi" al di sopra degli altri e gode a giudicare e non è poi tanto sicuro di quanto sia alto Dio, fa sentire lo sguardo da dietro la finestra del malato di cuore quando da ragazzo spiava gli altri giocare e correre e "ma come diavolo fanno a riprendere fiato?".
Il rispetto è anche nel non avere aggiunto quasi niente: come se avesse dato un legger smalto sulle unghie di questa creatura musicale: ma non uno smalto rosso sanguigno (o nero, come a volte usava); uno smalto quasi incolore o al massimo rosa pallidissimo.
Non ho rimpianto De Andrè ed è una delle pochissime volte in cui una sua cosa eseguita da altri mi crea questo effetto.
C'è una differenza: la voce di Fabrizio era come se arrivasse da dentro di me, quando la sentivo, e poi invadesse la stanza. Morgan arriva da fuori e mi entra dentro. Non so spiegare diversamente.

Un Giudice
Cosa vuol dire avere
un metro e mezzo di statura,
ve lo rivelan gli occhi
e le battute della gente,
o la curiosità
di una ragazza irriverente
che si avvicina solo
per un suo dubbio impertinente:
vuole scoprir se è vero
quanto si dice intorno ai nani,
che siano i più forniti
della virtù meno apparente,
fra tutte le virtù
la più indecente.
Passano gli anni, i mesi,
e se li conti anche i minuti,
è triste trovarsi adulti
senza essere cresciuti;
la maldicenza insiste,
batte la lingua sul tamburo
fino a dire che un nano
è una carogna di sicuro
perché ha il cuore toppo,
troppo vicino al buco del culo.
Fu nelle notti insonni
vegliate al lume del rancore
che preparai gli esami.
diventai procuratore
per imboccar la strada
che dalle panche d’una cattedrale
porta alla sacrestia
quindi alla cattedra d’un tribunale,
giudice finalmente,
arbitro in terra del bene e del male.
E allora la mia statura
non dispensò più buonumore
a chi alla sbarra in piedi
mi diceva Vostro Onore,
e di affidarli al boia
fu un piacere del tutto mio,
prima di genuflettermi
nell’ora dell’addio
non conoscendo affatto
la statura di Dio.
Cosa vuol dire avere
un metro e mezzo di statura,
ve lo rivelan gli occhi
e le battute della gente,
o la curiosità
di una ragazza irriverente
che si avvicina solo
per un suo dubbio impertinente:
vuole scoprir se è vero
quanto si dice intorno ai nani,
che siano i più forniti
della virtù meno apparente,
fra tutte le virtù
la più indecente.
Passano gli anni, i mesi,
e se li conti anche i minuti,
è triste trovarsi adulti
senza essere cresciuti;
la maldicenza insiste,
batte la lingua sul tamburo
fino a dire che un nano
è una carogna di sicuro
perché ha il cuore toppo,
troppo vicino al buco del culo.
Fu nelle notti insonni
vegliate al lume del rancore
che preparai gli esami.
diventai procuratore
per imboccar la strada
che dalle panche d’una cattedrale
porta alla sacrestia
quindi alla cattedra d’un tribunale,
giudice finalmente,
arbitro in terra del bene e del male.
E allora la mia statura
non dispensò più buonumore
a chi alla sbarra in piedi
mi diceva Vostro Onore,
e di affidarli al boia
fu un piacere del tutto mio,
prima di genuflettermi
nell’ora dell’addio
non conoscendo affatto
la statura di Dio.