PASSAGGIO IN CINA
DI SLIM
SHANGAI
Primo piccolo video, ricavato dal materiale del primo giorno.
Siamo a Shanghai.
Partenza – Ala di aereo – e arrivo nella città contraddittoria. Futuro sfrenato e passato uniti in un tutt’uno che poi non stride nemmeno. Portieri in livrea nei mega-palazzi degli occidentali e dei cinesi ricchi e abitazioni di legno, panni stesi ad asciugare allo smog per la strada principale.
Mercati, mercatini, un mercato per tutto: quello dei fiori, quello del the, distrutto per far posto a un mega-store, quello “della sporcizia” dove ho comprato le cose più carine...
Per strada macchine miliardarie e carretti di legno, uomini vestiti da Armani e uomini in “divisa da povero”. Donne dai lineamenti tibetani e dai colori caldi. Una parrucchiera, con in testa un panno rosso guarda gli uomini giocare sul marciapiede, mentre i panni con cui curerà il viso e i capelli alle clienti sono lì, su uno stendino, per la strada ad asciugare allo smog.
Siamo a Shanghai.
Partenza – Ala di aereo – e arrivo nella città contraddittoria. Futuro sfrenato e passato uniti in un tutt’uno che poi non stride nemmeno. Portieri in livrea nei mega-palazzi degli occidentali e dei cinesi ricchi e abitazioni di legno, panni stesi ad asciugare allo smog per la strada principale.
Mercati, mercatini, un mercato per tutto: quello dei fiori, quello del the, distrutto per far posto a un mega-store, quello “della sporcizia” dove ho comprato le cose più carine...
Per strada macchine miliardarie e carretti di legno, uomini vestiti da Armani e uomini in “divisa da povero”. Donne dai lineamenti tibetani e dai colori caldi. Una parrucchiera, con in testa un panno rosso guarda gli uomini giocare sul marciapiede, mentre i panni con cui curerà il viso e i capelli alle clienti sono lì, su uno stendino, per la strada ad asciugare allo smog.
E i giardini, in mano a chi ha tempo: anziani maestri di canto e di spada, donne che ballano, che fanno Tai-chi, bambini dell’asilo immersi in una lezione botanica all’aperto. Ognuno, se ha tempo, trova spazio.
E la città sempre più stridente. Dalla Piazza del Popolo, Mao guarda e vigila sulle contraddizioni: operaie alla filatura e Patrizia Pepe, friggitorie all’aperto e Prada.... Ristoranti di lusso e bancarella del fritto....
E la città sempre più stridente. Dalla Piazza del Popolo, Mao guarda e vigila sulle contraddizioni: operaie alla filatura e Patrizia Pepe, friggitorie all’aperto e Prada.... Ristoranti di lusso e bancarella del fritto....
Seconda tappa - XIAN, i guerrieri, e ARRIVO A PECHINO
Alla volta di Xian, la città dei Guerrieri di terracotta.
La gente è sempre serena e passeggia, legge, parla. Sorride.
Dei muratori stanno smontando un vecchio tetto. Con calma, molta calma, due tegole alla volta. Sono in tre: uno stacca due tegole, le passa al secondo, questi le allunga al terzo che le fa scivolare fino a terra lungo due pali di bambù. Lì un quarto le riceve e le mette a posto. E tutto riparte. Calmo.
Arriviamo ai Guerrieri. Vegliano lì, in corteo, da secoli. Alcuni dormono ancora in una notte di terra. Il carro che trasporta le anime traghetta l’imperatore verso il suo nuovo regno.
E poi ancora pietre, tetti, colore rosso dappertutto. Siamo nella zona in cui è insediata una forte componente di fede musulmana. Gente che lavora. Mercati perenni di tutto: uccelli, stoffe, scarpe, purtroppo anche carne, esposta alla polvere e agli insetti.
Raggiungere la Grande Muraglia e farla. “Non sei un vero uomo se non hai fatto la Grande Muraglia” dicono. Beh, io ne ho fatta un pezzetto.
C’è un cielo che non si vede mai da queste parti. Siamo stati fortunati.
La Cina è fatta anche di suoni e voci. Un uomo suona uno strano strumento e canta.
Alla volta di Pechino in un giardino con un grande lago. E’ la zona della Minoranza H. E’ sera, siamo con il giaccone, ma una signora esce di casa in costume da bagno e si butta nel lago.
All’indomani prima di farci Piazza Tien An Men e la Città proibita e anche un giro in risciò per gli Hu-tong, i vicoli nelle cui casette brulicano ventine di famiglie, facciamo un salto e compere al mercato dell’antiquariato, pazzesco, ricchissimo e coloratissimo.
La gente è sempre serena e passeggia, legge, parla. Sorride.
Dei muratori stanno smontando un vecchio tetto. Con calma, molta calma, due tegole alla volta. Sono in tre: uno stacca due tegole, le passa al secondo, questi le allunga al terzo che le fa scivolare fino a terra lungo due pali di bambù. Lì un quarto le riceve e le mette a posto. E tutto riparte. Calmo.
Arriviamo ai Guerrieri. Vegliano lì, in corteo, da secoli. Alcuni dormono ancora in una notte di terra. Il carro che trasporta le anime traghetta l’imperatore verso il suo nuovo regno.
E poi ancora pietre, tetti, colore rosso dappertutto. Siamo nella zona in cui è insediata una forte componente di fede musulmana. Gente che lavora. Mercati perenni di tutto: uccelli, stoffe, scarpe, purtroppo anche carne, esposta alla polvere e agli insetti.
Raggiungere la Grande Muraglia e farla. “Non sei un vero uomo se non hai fatto la Grande Muraglia” dicono. Beh, io ne ho fatta un pezzetto.
C’è un cielo che non si vede mai da queste parti. Siamo stati fortunati.
La Cina è fatta anche di suoni e voci. Un uomo suona uno strano strumento e canta.
Alla volta di Pechino in un giardino con un grande lago. E’ la zona della Minoranza H. E’ sera, siamo con il giaccone, ma una signora esce di casa in costume da bagno e si butta nel lago.
All’indomani prima di farci Piazza Tien An Men e la Città proibita e anche un giro in risciò per gli Hu-tong, i vicoli nelle cui casette brulicano ventine di famiglie, facciamo un salto e compere al mercato dell’antiquariato, pazzesco, ricchissimo e coloratissimo.
La storia, La Città Proibita, Vertigine.
La storia, la rivoluzione... un popolo che ha sempre avuto qualcosa a che ridire con la libertà: sotto l’imperatore o sotto il regime.
La storia per le strade: i manifesti, Piazza Tien An Men e quello studente con i sacchetti di plastica a tenere ferno il carrarmato, che sempre mi torna in mente. Il tazebao, che era obbligatorio leggere.
Entriamo nella Città Proibita torna in mente Bertolucci a cui fu consentito di girare il film.
E poi un canino, buffo, infagottato in un cestino di bici.
La Città Proibita è enorme, piena di anfratti, piena di abitazioni dai colori vermigli, verde acceso, ricca.
Ci immergiamo nel passato. E’ giorno di festa e i bambini sono coloratissimi.
Anche qui, come da noi, bancherelle: sacro e profano.
Ritorno a Shanghai: visita all’ atelier di una giovane pittrice: occhi neri e sguardi arcani, simboli. Inquietante. Ho visto anche una zona della città interamente dedicata agli artisti emergenti, lasciati liberi di gestirsi degli spazi: video, pittura, cose stimolanti di cui mi sono innamorato.
Ed ecco Shanghai da salutare. Siamo sullo Jim Mao, il grattacielo più alto della città. sui 400 metri, all’88° piano. Riprendo come un buon turista. Ma poi quando credo di aver visto tutto mi portano di corsa in una zona centrale da cui è possibile vedere il “buco” dell’albergo, costruito con tanti cerchi intorno ad una zona centrale vuota. impressionante. Quasi vertigine. Poi mi dicono che quellpo che sto vedendo è solo la prospettiva dall’88° al 56° piano, la hall dell’albergo.
Al di sotto ci sono ancora 55 piani.
Fuori poi ancora gente che canta, gente che suona, bambini.
Della Cina, oltre i colori, oltre i sapori, mi resteranno sempre presenti anche questi sguardi: perplessi, fondi, pensierosi.
La storia per le strade: i manifesti, Piazza Tien An Men e quello studente con i sacchetti di plastica a tenere ferno il carrarmato, che sempre mi torna in mente. Il tazebao, che era obbligatorio leggere.
Entriamo nella Città Proibita torna in mente Bertolucci a cui fu consentito di girare il film.
E poi un canino, buffo, infagottato in un cestino di bici.
La Città Proibita è enorme, piena di anfratti, piena di abitazioni dai colori vermigli, verde acceso, ricca.
Ci immergiamo nel passato. E’ giorno di festa e i bambini sono coloratissimi.
Anche qui, come da noi, bancherelle: sacro e profano.
Ritorno a Shanghai: visita all’ atelier di una giovane pittrice: occhi neri e sguardi arcani, simboli. Inquietante. Ho visto anche una zona della città interamente dedicata agli artisti emergenti, lasciati liberi di gestirsi degli spazi: video, pittura, cose stimolanti di cui mi sono innamorato.
Ed ecco Shanghai da salutare. Siamo sullo Jim Mao, il grattacielo più alto della città. sui 400 metri, all’88° piano. Riprendo come un buon turista. Ma poi quando credo di aver visto tutto mi portano di corsa in una zona centrale da cui è possibile vedere il “buco” dell’albergo, costruito con tanti cerchi intorno ad una zona centrale vuota. impressionante. Quasi vertigine. Poi mi dicono che quellpo che sto vedendo è solo la prospettiva dall’88° al 56° piano, la hall dell’albergo.
Al di sotto ci sono ancora 55 piani.
Fuori poi ancora gente che canta, gente che suona, bambini.
Della Cina, oltre i colori, oltre i sapori, mi resteranno sempre presenti anche questi sguardi: perplessi, fondi, pensierosi.