Emozioni in "Black & White" per i Simple Minds
di Gabriele
Dopo il botto provocato in tutto il mondo dall’ultimo album degli Stones, tra i ritorni eccellenti di questi ultimi tempi –e sempre aspettando quello eccellentissimo dei Depeche Mode previsto per metà ottobre- c’è senz’altro anche questo dei Simple Minds usciti sul mercato da pochi giorni col nuovissimo ‘Black & White 050505”, dove il numero sta a significare la data di ‘chiusura’ definitiva del disco.
Della formazione iniziale sono rimasti Jim Kerr e Charlie Burchill che, dopo aver superato la crisi degli anni 90 dovuta a sofferti e dolorosi abbandoni -su tutti quello del mitico tastierista Michael MacNeil- e ai difficili rapporti con il mondo delle majors discografiche, stanno progressivamente ritrovando un proprio percorso musicale che rappresenti un ponte di raccordo fra il glorioso passato che tutti conosciamo e il presente ultimamente meno brillante, un percorso iniziato già nel 2002 con l’album ‘Cry’ comunque sempre incentrato sull’elettronica e sulle ricche e raffinate architetture melodiche che li ha resi famosi in tutto il mondo.
A tre anni di distanza da quel lavoro che si può definire di transizione, i Simple Minds tornano adesso con l’atteso ‘Black & White 050505’.
Va detto subito che già dal primo ascolto il lavoro riporta immediatamente alle sonorità tipiche dei loro momenti migliori, sonorità rock-elettroniche travolgenti come già aveva fatto presagire il singolo “Home” in circolazione negli airplay radiofonici e nei negozi da alcune settimane. ‘Home’ è infatti un brano nel tipico stile ‘Simple Minds’ che sintetizza nello stesso tempo in modo perfetto anche il sound tutto pieno di energia del nuovo disco.
Sopra ogni nota e ogni idea di questo nuovo lavoro si avverte la mano, la mente ed il prezioso influsso di Bob Clearmountain, già loro collaboratore ai tempi di ‘Once upon a time’ ed artefice di alcuni dei più prestigiosi successi di Nile Rogers, David Bowie e Brian Ferry. Il suo perfetto mixaggio ha contribuito in maniera determinante al buon esito finale del disco, rafforzando la carica rock che permea tutto l’album fin dalla prima traccia.
‘Black & White’ si apre con “Stay visibile”, un brano dall’arrangiamento travolgente caratterizzato dall’incedere della batteria di Mel Gaynor e dalla chitarra di Charlie Burchill e impreziosito, come nella loro migliore tradizione, dal tocco magico delle famose melodiche tastiere. Dopo il ritmo trascinante del singolo ‘Home’, si viene travolti da ‘Stranger’, una bellissima ballata rock-pop dal refrain orecchiabilissimo e piena di chitarre e cori che mai disturbano con la loro cospicua presenza ma semmai rendono ancora più accattivante lo svolgimento del brano. Così come per la traccia successiva ‘Different world’, che inizia con un solo piano a loro da sempre molto congeniale e in cui spicca un pulse di sonorità eteree spalmato su un sapiente intreccio di tastiere, batteria e chitarre. Il ritmo si rallenta con la successiva e suggestiva ‘Underneath the ice’ dove si ritrovano intatte le atmosfere rarefatte e ipnotiche che fin dall’inizio hanno sempre caratterizzato il loro percorso musicale, brano che si sviluppa su una melodia suadente su cui domina padrona la bella e sensuale voce di Jim Kerr. Il ritmo torna nel loro tipico sound con ‘Jeweller’ in cui spicca ancora una volta un gran lavoro di chitarra di Burchill. Ma il brano superlativo di tutto l’intero lavoro arriva alla traccia succesiva, quella ‘Black & White’ che dà il titolo al disco, una ballata superlativa che parte quasi in sordina per poi esplodere in tutta la sua fulminante bellezza piena di grande atmosfera creata ancora da chitarre magistrali e tastiere che volano altissime e, su tutto, la voce di Kerr perfetta a profondere straordinaria magia.
Dopo ‘Kiss the ground’, forse l’unica canzone che non prende come le altre, il disco si conclude magistralmente con ‘Dolphin’, brano che stupisce e travolge per l’avvolgente suggestione in cui riesce a trascinare l’ascolto. Qui ancora ottimo è l’intreccio tastiere chitarre e batteria che generano con grande sapienza sensazioni di completo abbandono, come se si venisse trascinati via in un volo irreale verso mondi ed orizzonti lontani e immateriali.
Forse non sarà all’altezza dei loro migliori precedenti album del passato ma di certo questo ‘Black & White’ è un grande disco che ripropone quasi inalterata nel tempo la grande passione di questi ragazzi a creare buona musica.
Una passione che, anche se non più nella loro formazione originale di un tempo, batte ancora forte e viva e infiamma emozionando.
Gab.
Della formazione iniziale sono rimasti Jim Kerr e Charlie Burchill che, dopo aver superato la crisi degli anni 90 dovuta a sofferti e dolorosi abbandoni -su tutti quello del mitico tastierista Michael MacNeil- e ai difficili rapporti con il mondo delle majors discografiche, stanno progressivamente ritrovando un proprio percorso musicale che rappresenti un ponte di raccordo fra il glorioso passato che tutti conosciamo e il presente ultimamente meno brillante, un percorso iniziato già nel 2002 con l’album ‘Cry’ comunque sempre incentrato sull’elettronica e sulle ricche e raffinate architetture melodiche che li ha resi famosi in tutto il mondo.
A tre anni di distanza da quel lavoro che si può definire di transizione, i Simple Minds tornano adesso con l’atteso ‘Black & White 050505’.
Va detto subito che già dal primo ascolto il lavoro riporta immediatamente alle sonorità tipiche dei loro momenti migliori, sonorità rock-elettroniche travolgenti come già aveva fatto presagire il singolo “Home” in circolazione negli airplay radiofonici e nei negozi da alcune settimane. ‘Home’ è infatti un brano nel tipico stile ‘Simple Minds’ che sintetizza nello stesso tempo in modo perfetto anche il sound tutto pieno di energia del nuovo disco.
Sopra ogni nota e ogni idea di questo nuovo lavoro si avverte la mano, la mente ed il prezioso influsso di Bob Clearmountain, già loro collaboratore ai tempi di ‘Once upon a time’ ed artefice di alcuni dei più prestigiosi successi di Nile Rogers, David Bowie e Brian Ferry. Il suo perfetto mixaggio ha contribuito in maniera determinante al buon esito finale del disco, rafforzando la carica rock che permea tutto l’album fin dalla prima traccia.
‘Black & White’ si apre con “Stay visibile”, un brano dall’arrangiamento travolgente caratterizzato dall’incedere della batteria di Mel Gaynor e dalla chitarra di Charlie Burchill e impreziosito, come nella loro migliore tradizione, dal tocco magico delle famose melodiche tastiere. Dopo il ritmo trascinante del singolo ‘Home’, si viene travolti da ‘Stranger’, una bellissima ballata rock-pop dal refrain orecchiabilissimo e piena di chitarre e cori che mai disturbano con la loro cospicua presenza ma semmai rendono ancora più accattivante lo svolgimento del brano. Così come per la traccia successiva ‘Different world’, che inizia con un solo piano a loro da sempre molto congeniale e in cui spicca un pulse di sonorità eteree spalmato su un sapiente intreccio di tastiere, batteria e chitarre. Il ritmo si rallenta con la successiva e suggestiva ‘Underneath the ice’ dove si ritrovano intatte le atmosfere rarefatte e ipnotiche che fin dall’inizio hanno sempre caratterizzato il loro percorso musicale, brano che si sviluppa su una melodia suadente su cui domina padrona la bella e sensuale voce di Jim Kerr. Il ritmo torna nel loro tipico sound con ‘Jeweller’ in cui spicca ancora una volta un gran lavoro di chitarra di Burchill. Ma il brano superlativo di tutto l’intero lavoro arriva alla traccia succesiva, quella ‘Black & White’ che dà il titolo al disco, una ballata superlativa che parte quasi in sordina per poi esplodere in tutta la sua fulminante bellezza piena di grande atmosfera creata ancora da chitarre magistrali e tastiere che volano altissime e, su tutto, la voce di Kerr perfetta a profondere straordinaria magia.
Dopo ‘Kiss the ground’, forse l’unica canzone che non prende come le altre, il disco si conclude magistralmente con ‘Dolphin’, brano che stupisce e travolge per l’avvolgente suggestione in cui riesce a trascinare l’ascolto. Qui ancora ottimo è l’intreccio tastiere chitarre e batteria che generano con grande sapienza sensazioni di completo abbandono, come se si venisse trascinati via in un volo irreale verso mondi ed orizzonti lontani e immateriali.
Forse non sarà all’altezza dei loro migliori precedenti album del passato ma di certo questo ‘Black & White’ è un grande disco che ripropone quasi inalterata nel tempo la grande passione di questi ragazzi a creare buona musica.
Una passione che, anche se non più nella loro formazione originale di un tempo, batte ancora forte e viva e infiamma emozionando.
Gab.
16.09.05
Sito ufficiale
